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Un cordiale benvenuto a voi – amiche ed amici della Biblioteca Calabrese – venuti a visitare il nostro sito WEB!

Un benvenuto cordiale, se a indurvi a visitarci è stata la sola curiosità – mah! vediamo un po’ cosa ci hanno messo dentro! – cordialissimo poi, se l’interesse di studioso o lanecessità di studente vi ha indotti a chiedere risposte puntuali alle tante domande“calabresi”.

Ecco, a parte l’ esigenza di fornire doverose, chiare e necessarie notizie sulla storia, la sede, la cronaca, le attività, l’ organizzazione della Biblioteca Calabrese e del suo periodico Rogerius, a sollecitare la realizzazione del sito WEB è stata la voglia di fare qualcosa di utile per coloro i quali vogliono sapere della Calabria: per i Calabresi che civivono ancora e soprattutto per quelli che sono andati via – oltre le terre ed oltre gli oceani – portandosene chiuso con amore il ricordo.

Ma pure per i tanti, italiani e non, curiosi di questa lingua di terra distesa nel mare ed intrisa della storia e della cultura degli uomini: prima Enotria e poi Italia, con Italo il re che dà il nome a lei ed a noi, e quindi l’ esplosione della civiltà ellenica sulle azzurre coste di Locri, di Crotone, di Sibari e Reggio.

Con le presenze continue nei percorsi del pensiero, di uomini alla ricerca della sapienza e della verità: da Pitagora, a Gioacchino il vaticinante, a Telesio, a Campanella e a Galluppi.

A questo punto, una domanda: perché inserire un catalogo dei libri della Biblioteca Calabrese, già presenti in buona parte sul Polo bibliotecario della Regione Calabria e sul Catalogo Unico dell’ Istituto centrale di Roma?

Abbiamo voluto mettere a disposizione il nostro catalogo interno, assolutamente completo e continuamente aggiornato, dove un più ampio ventaglio di parole chiavi aiuta a frugare nella specializzazione della Biblioteca.

Ed ancora la necessità di fornire pure il catalogo delle stampe e della grafica “Calabresi”.

Certo non pretendiamo di aver fatto qualcosa di straordinario, solo un modesto contributo per far conoscere di più e meglio la Calabria.

A conclusione e con assoluta sincerità: accettiamo, anzi sollecitiamo suggerimenti e proposte che ci aiutino a migliorare questo “lavoretto” compiuto in spirito di servizio:

 

 

Storia e vicende della Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro

E’ molto giovane la Biblioteca Calabrese di Soriano: ha solo ventotto anni.
A fronte delle titolate – per antichità e storia – biblioteche nobiliari, pubbliche ed ecclesiastiche, presenti nel territorio del Vibonese ed in Calabria, la Biblioteca di Soriano si presenta in punta di piedi.

Essa non può esibire alcun diploma o patente o bollo di secoli andati : le carte ed i titoli che può esibire sono un paio di delibere della Giunta provinciale di Catanzaro con le quali nel 1979, viene decisa la nascita del Centro culturale del folklore e delle tradizioni popolari di Soriano e con cui, sul finire del 1980, il prof. Nicola Provenzano è nominato direttore del Centro ed avvia l’attività istituzionale ed organizzativa della biblioteca. 
Ma – e si rende doverosa la sottolineatura – queste delibere non erano il frutto di una banale improvvisazione o di una operazione di sapore elettorale. 
Con esse invece, si gettavano consapevolmente le fondamenta di un ambizioso progetto lungamente ideato ed intensamente studiato, che intendeva colmare una lacuna riscontrata nel panorama delle biblioteche non soltanto del Vibonese ma della Calabria tutta. 
Le antiche biblioteche calabresi, create nei secoli passati, in seno agli episcopi, ai grandi complessi monastici o nelle dimore patrizie erano il frutto della passione di vescovi, priori e nobili bibliofili: quelle sorte dopo l’unità d’Italia, erano venute su come necessario e benemerito assemblaggio per lo più di preziosi fondi conventuali, provenienti dai monasteri soppressi. 

Tutte comunque s’erano fatte all’insegna “di tutto e di più” o puntando al massimo su settori congeniali agli studi dei loro fondatori e creatori. 
Il progetto di Soriano era ed è invece un progetto unico e mirato e si poteva realizzare nella sua singolarità proprio perché nasceva dal nulla e senza fondi librari che lo condizionassero, un progetto senza storia ma che perciò poteva essere innovativo e farsi nella storia. 
Era ed è il progetto, realizzato tenacemente in questi venti anni, di una biblioteca specializzata nel settore bibliografico della Calabria: teca unica e specifica di selezionati testi di cultura e/o di autori calabresi. Il progetto si è potuto realizzare proprio perché le mani erano libere. 
Libere di rifiutare testi generici anche se importanti per altri versi, libere di selezionare in una biblioteca lasciataci in eredità poche centinaia fra migliaia di titoli, libere di finalizzare gli acquisti su ricerche bibliografiche non generiche ma specifiche e rigorosamente a tema: la Calabria. 
Ma proprio perché libere le mani e il progetto era mirato, nessun argomento – nella sua valenza ed accezione calabrese – è stato trascurato. 
Così se ampiamente scontate sono le sezioni dedicate alla storia della nostra regione ed alle storie dei suoi tanti paesi, paesini e città, alla letteratura e alla filosofia, all’arte e all’archeologia, alle minoranze linguistiche, al dialetto e ai dialetti ed al folklore; non altrettanto scontate paiono quelle riservate alla geologia, alla paleontologia e alla paletnologia, alla musica, alla flora ed alla fauna, alla moda e alla droga, alla caccia, alla pesca ed alla gastronomia, ovviamente tutte e sempre “calabresi”.

E non ci siamo tappati gli occhi, neppure dinanzi al triste e crudo fenomeno della criminalità associata, che tanto svilisce l’immagine della Calabria ed intristisce la vita dei calabresi, riservandogli anzi un’attenzione particolarmente decisa ed incisiva, come largamente dimostrano gli studi puntuali ed approfonditi sulla ‘ndrangheta, presenti in biblioteca.
Certo non era – come non lo è tutt’ora – un progetto facile da realizzare e la dice lunga sulle difficoltà di “scovare” antichi e nuovi libri calabresi, la lentezza con la quale l’inventario si allunga e gli scaffali stentano a stiparsi.
A tirare le somme, poco più di 30.000 volumi in ventotto anni: una cifra che fa sorridere il visitatore superficiale e sprovveduto fino a quando non si rende conto che è di tutto rispetto se prende in considerazione l’obbligo, mai tradito nel tempo, della rigorosa e selettiva specializzazione. 
La storia ormai quasi trentennale della Biblioteca Calabrese si divide grosso modo in due periodi. Il primo va – come si è detto - dalla istituzione in Soriano del Centro Culturale del folklore e delle tradizioni popolari, nel cui ambito prende corpo ed avvio nel 1981 il nucleo iniziale della Biblioteca con le prime donazioni, e si conclude con la decisione della Provincia di Catanzaro di congelare l’attività di tutti i Centri Culturali, Soriano compreso. 
Siamo al marzo del 1993 e la biblioteca è costretta a chiudere! Durante il lungo e penoso periodo di inattività, sorge e cresce con la solidarietà indignata della intellighenzia calabrese, un vasto movimento di amici ed estimatori, di politici e di giornalisti senza distinzione di tessera e di testata, che hanno a cuore il destino della biblioteca e ne chiedono a gran voce e con sempre maggiore insistenza la ripresa del funzionamento. 
Si compiono vari tentativi per cercare una soluzione al problema, fra cui il passaggio di gestione alla Comunità Montana dell’ Alto Mesima, ma tutti risultano vani. 
Un fatto nuovo consente di uscire dall’ impasse : la istituzione della nuova Provincia di Vibo Valentia, alla quale viene trasferita la biblioteca con i 10 mila volumi posseduti.
Si decide allora di costituire un’associazione culturale che possa gestire autonomamente la biblioteca; il che avviene il 22 marzo 1995 quando nasce con rogito notarile, l’Istituto della Biblioteca Calabrese voluto da un gruppo di accademici, studiosi ed amici. 
Ad esso aderiscono la Regione Calabria - che con la Legge Regionale 19/1995, proposta dall’ amico e consigliere regionale Salvatore Vecchio, assicura un regolare finanziamento annuo - la Provincia di Vibo con la Delibera Consiliare n. 36/1996, la Comunità Montana dell’Alto Mesima ed il Comune di Soriano. 
Con la convenzione, stipulata con la Provincia di Vibo nel novembre del ‘97, la gestione della Biblioteca Calabrese viene affidata all’Istituto che vi provvede con un Consiglio di Amministrazione composto di cinque membri ed eletto dall’assemblea dei soci.
La tempesta è passata ed il silenzio dei libri è finito.
Nella luminosa sala di lettura ritornano gli studiosi, la vita culturale riprende a pulsare, vengono riannodati i vecchi legami ed il prezioso patrimonio bibliografico in cui si conservano le memorie storiche e l’identità culturale della Calabria, è restituito a coloro che la amano e/o vogliono conoscerla. 

E si volta pagina. La gestione autonoma della biblioteca e la possibilità di finalizzare i contributi degli enti associati interamente all’accrescimento del patrimonio librario – chè per Statuto nessuna somma può essere distratta per compensi, indennità o diarie agli amministratori – consentono un notevole salto qualitativo ma anche quantitativo tanto che il patrimonio bibliografico passa da 10.230 a 31.265 volumi, regolarmente inventariati ed opportunamente conservati in settanta metri lineari di armadi a vetri, e metallici per proteggerli dall’acqua e dal fuoco.
L’organizzazione della Biblioteca, disposta secondo criteri necessariamente soggettivi a causa della sua specifica individualità, è tuttavia perfettamente funzionale; la catalogazione delle opere avviene secondo le regole dell'ISBD ed è organizzata su du linee parallele che si integrano vicendevolmente,quella cartacea e quella informatica, che consentono di reperire in pochi minuti i volume richiesti, come fanno fede le soddisfatte consultazioni degli utenti. 
Soddisfatte anche per la cortese solerzia e disponibilità del personale, un gruppo di giovani seri e volenterosi, avviati molto opportunamente dall’Amministrazione Provinciale di Vibo con un progetto di “Lavori Socialmente Utili”, iniziato anni or sono e divenuto definitivo perché la Biblioteca Calabrese continui a funzionare al meglio. E’ in atto il trasferimento su ICCU e sul Polo Bibliotecario Regionale del nostro catalogo mentre la creazione di questo nostro sito WEB consente di contattarci direttamente prendendo visione anche delle ultime e continue acquisizioni. 
La Biblioteca Calabrese è nata come atto di amore intelligente e filiale verso la Calabria nostra, bella e sventurata, con tutte le sue luci e le ombre: la Calabria dei profeti, degli utopisti e dei filosofi, ma pure la Calabria della ‘ndrangheta, del reddito nazionale più basso e del più alto indice di disoccupazione, ma anzitutto e soprattutto la Calabria che non si rassegna ad essere “isola di infelicità e di disperazione” .

 

 

E’ nata - in un desiderio intenso di verità e di riscatto – in spirito di umile ed orgoglioso, appassionato e disinteressato servizio, come agile e moderna istituzione mirata a conservarne la identità culturale e le memorie storiche nell’ era della globalizzazione, che tutto appiattisce ed omologa, ma – e ci preme dirlo con chiarezza prima di chiudere al fine di evitare che una errata interpretazione ne sminuisca il valore o ne travisi le finalità – non come gretto, sterile e campanilistico steccato a guardia di antiche glorie.
All’inizio del terzo millennio, quando ormai cadono gli steccati dei confini nazionali per aprire agli Stati Uniti d’Europa, essa non intende certo arroccarsi in una difesa anacronistica, miope ed arrogante della cultura regionale anche se desidera ricordare ed offrire alla meditazione di tutti perché non vadano smarriti, i frutti e le conquiste della nostra plurimillenaria civiltà. 
Noi Calabresi, ormai cittadini d’Europa, con la nostra Biblioteca ricordiamo la civiltà di una Terra, che ha segnato la storia e la cultura occidentale, ha dato il nome Italia alla Patria tutta dalle Alpi al Mediterraneo, e luce al mondo con lo splendore della Magna Grecia e l’aurea sapienza di Pitagora e la saggezza legislativa di Zaleuco. Terra di profeti, di filosofi e di utopisti, la Calabria! 
Con Gioacchino da Fiore il veggente, ad anticipare il divenire dello Spirito nella Storia dell’Umanità, con il cosentino Telesio che apre la stagione della nuova sofia e Tommaso Campanella l’utopista, ad affermare il primato dell’interesse di tutti sull’egoismo di pochi. Anche per questo pensiamo che se siamo arrivati per ultimi e ci siamo presentati doverosamente in punta di piedi, alla fine, riteniamo di esserci conquistato sul campo il pieno diritto di cittadinanza fra le più antiche e titolate biblioteche del Vibonese e della Calabria tutta.
La storia della Biblioteca calabrese è lunga ventotto anni e dura ancora; e durerà fino a quando ci saranno forza e voglia e cuori e menti di calabresi fieri ed appassionati. Una storia che, nonostante le difficoltà e le delusioni, è bellissima ed entusiasmante!

 

Notarelle

 

Era il mio ultimo anno all’ università di Messina ed ero alle prese con l’ ultimo esame di storia moderna: partii bene ed il risultato fu eccellente: trenta e lode.
- Professore, la tesi di laurea vorrei farla con lei.
Mi guardò con simpatia.
- Abito a Soriano, dove c’ è un celebre santuario domenicano, un argomento molto interessante. E’ d’ accordo?
Mi fissò perplesso: se lo vuoi…ma devi cavartela da solo perchè io non ti darò neppure un dito.
E così iniziò la mia “peregrinatio”, su e giù per le biblioteche.

A Vibo mi diede una mano affettuosa il vecchio conte Capialbi nella gloriosa biblioteca arroccata sotto il castello, disponibile tanto da lasciarmi solo a frugare nei vecchi volumi, eredità preziosa del proavo Vito, e poi a Reggio da Alfonso Frangipane e Cosenza e Catanzaro seduto a chiacchierare con don Pippo De Nobili. Ma non bastava e, naturalmente fui a Messina ed infine alle Nazionali di Napoli e di Roma.
Finalmente la tesi venne fuori, con soddisfazione mia e del relatore e fu approvata con il massimo e la lode ma mi lasciò dentro una voglia inespressa ed insoddisfatta.
Comincia proprio da qui la storia della Biblioteca Calabrese di Soriano; dalla faticosa ricerca di libri “calabresi” mai venuta meno negli anni, e proprio pensando ai laboriosi (e costosi) pellegrinaggi culturali, mi dissi che sarebbe stata una “mano santa” per i laureandi, calabresi e non, trovare tutto o quasi in una sola biblioteca, proprio qui, nel Vibonese; una biblioteca che raccogliesse solo ed esclusivamente testi che avessero a che fare con la Calabria e la sua cultura.
A Soriano facevo il preside della scuola media, quando – con questo sogno nel cassetto - m’ imbarcai nella mia unica avventura politica e mi candidai al Consiglio provinciale di Catanzaro.
Ce la feci in prima battuta pur se di stretta misura.
Forse era l’ occasione buona per realizzare il sogno. 
Macchè! Mi fecero fare, udite, udite… (io, che non avevo mai imbracciato un fucile e non sapevo un tubo di caccia, io amante della Natura e delle sue creature) mi fecero fare il presidente del Comitato caccia: - sai ci sono esigenze politiche ineludibili… - e mi incastrarono! 
Ma io, chiuso nel Palazzo di vetro di Catanzaro e confortato dall’ intelligente amico Raffaelli della Federcaccia, architettai la creazione delle prime ed uniche oasi naturalistiche della Calabria, una al lago dell’ Angitola ed un’ altra alla foce del Neto.
La prima resiste e splende per opera del WWF che l’ ha fatta sua, la seconda è minacciata dall’ Europaradiso!
Alle elezioni seguenti, vinsi a mani basse. Stavolta, pensai, l’ Assessorato alla cultura non me lo leva nessuno. 
Altro che assessore alla cultura, povero citrullo! 
Devi fare l’ Assessore alle Finanze – mi dissero untuosi - per il bene dell’ Amministrazione Provinciale e del partito; le finanze stanno andando a rotoli, c’ è bisogno di un amministratore pulito che metta ordine senza guardare in faccia a nessuno.
E mi incastrano di brutto e per la seconda volta.
Capite? io che a stento avevo scippato un sette in matematica alla maturità e solo per via dei nove e del dieci in storia dell’ arte, dovetti passare ben cinque anni, grintoso e rassegnato, a fare i conti con bilanci e capitoli di spesa, mandati e reversali e mutui da accendere e debiti da estinguere che non si vedeva la fine. 
Intanto l’ assessore alla Cultura istituiva i “Centri culturali del folklore e delle tradizioni popolari” a Lamezia, Tropea e Squillace; forse era l’ occasione buona ed io ci feci aggiungere fortunosamente e con l’ aiuto dell’ indimenticato Bruno Bosco, pure Soriano. 
Si arrivò alla conclusione del mandato e stavolta, nonostante consigli, pressioni ed inviti a ravvedermi, non volli ricandidarmi: temevo la terza fregatura.
Tornai a fare il preside e nel 1980, dieci anni prima di andarmene in pensione, raccolsi tutti i miei libri “calabresi”, li scaricai nelle cinque sale rimesse a nuovo al primo piano del bell’ edificio “Liberty”, che fa da fondale alla piazza di Soriano, tutto affacciato sulle verde vallata del Mesima a fronte dei dolci dossi del Poro lontano e lì, mi diedi a catalogarli e schedarli con amore ed entusiasmo – questa volta si! – dando finalmente l’ avvio alla realizzazione dell’ antico sogno: la Biblioteca Calabrese.
Eccoci arrivati al punto ed i benevoli lettori vorranno perdonarmi il noioso preambolo che ne racconta la nascita non dovuta al caso dunque, ma a lungo maturata e meditata e che ha avuto a stimolo essenziale di fondo, la voglia di mantenere viva e vivace, in un’ epoca di sempre più piatta e grigia omologazione, l’ identità culturale della nostra Terra e non per becero provincialismo ma come stimolo a crescere ed a conoscerla sempre più e meglio.
Rigorosamente “calabresi” sono dunque, gli oltre trentamilasettecento volumi conservati con geloso riguardo nella lunga teoria di librerie metalliche a prova d’ incendio, molti dei quali generosi doni.

 E voglio ricordare qui il mio buon amico, il teologo Ciccio Pugliese di Tropea, dove lo conobbi e lo ebbi collega al mio primo anno di insegnamento di storia dell’ arte nel liceo locale, che prima di morire mi lasciò la sua biblioteca ricca di oltre cinquemila volumi. Cinquemila, dico cinquemila, ma poco più di seicento restarono a Soriano

perché “calabresi”, mentre gli altri andarono al seminario Pio X di Catanzaro, nel rispetto delle sue volontà.
Resta il fatto che i volumi più rari e preziosi sono quelli acquistati presso le librerie antiquarie di mezzo mondo e di cui si dà puntuale notizia nella rubrica “Arrivi rari e preziosi” del nostro semestrale ROGERIUS. Rubrica che, a detta dei più assidui ed attenti lettori, è la prima ad essere cercata e letta, e non a torto, considerando gli straordinari tesori (gli ultimi colpi messi a segno…ci scherzano alcuni) di cui si dà puntuale notizia.
Fra i libri antichi, merita una evidenza particolare il fondo delle cinquecentine, motivo d’ orgoglio e fiore all’ occhiello della Biblioteca Calabrese.
Ci sono gli scritti dell’ umanista Pomponio Leto, il bastardo dei Sanseverino, nato in Calabria “ortus est in Calabris” – anche se altri cervelloni lo dicono pugliese o lucano – come testimonia il coetaneo Sabellico, scrivendone la vita alla fine dell’ Opera Pomponii Laeti, pubblicata a Strasburgo nel 1515.


Un trattato ancora di calligrafia, stampato a Roma nel 1561 di Giovan Battista Palatino che, per boria, si dice romano ma è nato invece nella nostra Rossano e - l’ ultimo acquisto - la rarissima, prima ed unica edizione napoletana del 1556 delle Tragedie di Coriolano Martirano, talmente rara questa, ed introvabile già nel ‘700, da indurre l’ erudito di Mammola Giangrisostomo Scarfò a ripubblicarle sotto il suo nome. Un plagio clamorosamente scoperto ed ingloriosamente conclusosi! 
Oggi, il “Tesoro di Soriano” - come lo ha simpaticamente definito in una recente intervista, il bravo giornalista Filippo Curtosi su Calabria Ora - necessariamente e momentaneamente trasferito in un’ ala del Palazzo Municipale per poter effettuare il restauro del Palazzetto della cultura, divenuto negli ultimi anni una chiavica, attende con impazienza di esservi degnamente e comodamente ricollocato.
E prima di chiudere

UN INVITO... Ai Calabresi di Calabria ed ai Calabresi della diaspora (che sono tanti e che se la portano nel cuore questa nostra Terra), agli studiosi, agli autori, agli editori ed a tutti coloro che amano la Calabria:

se avete amici che hanno in casa vecchi libri “calabresi” invitateli a farcene dono oppure a venderceli. Basterà che ci telefonino allo 0963.351275: noi siamo sempre disposti ad acquistarli e con estrema ed assoluta riservatezza!

Nicola Provenzano