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Lo scrivevamo nel primo numero del 1998, e lo facciamo ancora oggi in quarto di copertina di ROGERIUS, la rivista semestrale dell’ Istituto della Biblioteca Calabrese di Soriano, giunta ormai al decimo anno di vita e confortata dal crescente successo di critica e di pubblico: ”Abbiamo scelto per la testata del Bollettino il nome del Gran Conte ed a logo il suo “follaro” perchè, pur desiderando sottolinearne il radicamento territoriale, ROGERIUS - come detta la legenda posta a corona della moneta - si appartiene a tutta la nostra Regione e ne ricorda il periodo certo più splendente dopo quello magnogreco. Allora la Contea di Calabria, tolta ai Bizantini e di cui fu investito l’ ultimo figlio di Tancredi d’ Altavilla, diviene il cuore della potenza normanna, da cui germoglierà il Regno di Sicilia. Baricentro strategico della Calabria e capitale tanto amata da Ruggiero, Mileto conosce gli splendori della corte. Vi giungono i legati pontifici e lo stesso Urbano II, e Bruno di Colonia varca il Mesima e sale alle selve odorate e silenti delle Serre. Ruggiero pensa ed agisce da re: per il domani si costruisce un’ abbazia per sepolcro, per l’ oggi apre la zecca e batte moneta a sigillo della sua sovranità”. Moneta il follaro, già utilizzato come logo dal glorioso Archivio Storico della Calabria di Pititto e Capialbi, e proprio dal primo numero del 1912 attingiamo, a proposito della zecca militense, alla breve monografia di Memmo Cagiati Le monete del Gran Conte Ruggiero spettanti alla Zecca di Mileto. “Sebbene non vi fossero documenti scritti, come per quasi tutte le zecche fondate dai Normanni, pur tuttavia non è da dubitare della esistenza di questa zecca, che si deve supporre aperta a Mileto verso il 1072 da Ruggiero Conte di Calabria e di Sicilia (1056-1101).

E ce ne fa certi la grande quantità di monete della specie, che si è trovata e si trova sempre nelle vicinanze di Mileto, la completa differenza del tipo dalle altre monete normanne e le serie deduzioni su cui si sono basati gli autorevoli pareri dei più dotti numismatici dal Capialbi, dal Fusco, dallo Spinelli...e recentemente dal Sambon”. Del follaro viene proposta la riproduzione, ingrandita, che ne fa il Cagiati nella sua monografia. L’ Istituto della Biblioteca Calabrese di Soriano, dopo averlo scelto come logo, ha affidato allo scultore Santo Ciconte l’ incarico di preparare una medaglia da utilizzare come dono ai grandi amici della biblioteca e come logo del suo Bollettino periodico di cultura e bibliografia. Il Ciconte - calabrese di Sorianello e dunque della grande diocesi rogeriana di Mileto ma attualmete risiedente ed operante ad Orvieto in Umbria - nella sua moderna rivisitazione, si è ispirato al recto del follaro che nelle tre versioni - trifollaro, doppio follaro e follaro bronzei - ripropone costante l’ iconografia glorificatrice del Gran Conte di Mileto: Ruggiero d’ Altavilla a cavallo con in mano uno stendardo e la legenda circolare ROG - E - RIUS COME + S. Della medaglia si propongono le immagini de:

- la versione in argento 925 brunito:

- la versione in bronzo: